Mi sento preso
in giro dall’assoluta pochezza e dei commentatori politici, e di quelli che
dovrebbero essere politici di professione: mi sembrano degli invertebrati
incapaci di qualsiasi sussulto di dignità, che si agitano negli angusti spazi
della gabbia dorata in cui il potere reale li ha rinchiusi. Non un’idea, non
uno slancio di passione nazionale (o, per i sinistri, internazionale), non un
sussulto di coraggio e di potenza.
Squallido ed
indecente spettacolo!
Ancora più
squallido ed ancor più indecente se consideriamo le assurde condizioni di vita
in cui hanno ridotto il popolo italiano, non solo dal punto di vista economico
e sociale, ma anche da quello etico e culturale.
La situazione
si sta incancrenendo ed anche i nostri concittadini, ammansiti e addormentati
dalle chiacchiere televisive, non capiscono che è il momento di cambiare in
modo radicale, di scendere in piazza e di reclamare a viva voce “le chiavi di
Casa”. Quel segno distintivo che da ragazzi volevamo conquistare per sentirci
finalmente adulti.
Invece
aspettiamo; il massimo del coraggio è dare un voto di protesta o non andare a
votare, lasciando campo libero a quella genia di ignavi e di impotenti che ci
hanno ridotto in questo stato e continuano a proporsi come classe dirigente
della nazione.
A volte mi
viene il sospetto che questi pusillanimi siano proprio il meglio che questa
nazione sappia esprimere; poi, però, mi ricordo di quali grandi esempi di
coraggio, dedizione e capacità il nostro popolo sia stato capace in passato e
mi viene voglia di risvegliare quelle capacità nascoste, quelle passioni
sopite, quella volontà di lotta imbrigliata.
Bisogna
chiamare a raccolta tutte le forze vive della Nazione, in Italia ed all’estero,
impegnarle in un concreto progetto per l’Italia e per l’Europa partendo dalla
consapevolezza che, se sacrifici si devono fare, è necessario farli per il bene
comune. Un bene comune in cui tutti devono tornare a credere liberandoci di
tutti coloro, e sono tanti, che, per stupidità e vocazione al crimine, hanno
lavorato solo per il bene personale, dimenticando che nel bene di tutti, c’è
anche il proprio e soprattutto quello delle generazioni future.
Uscire dalla
crisi si può, basta volerlo: dapprima uscendo dalla crisi di identità e di
valori, poi anche da quella economica.
Infatti solo
chi crede in valori superiori può capire quanto è effimero un potere basato sui
valori monetari e può, quindi, liberarsi dal giogo.
Servono
proposte chiare e coraggiose da portare avanti con consapevolezza e forza:
dapprima, se sacrifici dobbiamo fare, vanno fatti in una direzione precisa,
cioè rispondendo ad una scelta strategica opposta a quella di Monti.
Quest’ultimo vuole impoverirci per portarci a svendere pezzi importanti del
patrimonio nazionale, noi dobbiamo invece difendere le nostre eccellenze. Per
questo il nostro popolo deve impegnarsi a concedere un grosso prestito alla
Nazione che ci permetta di riacquistare il debito pubblico attualmente in mani
straniere.
Ridiscutere i
tassi di interesse dello stesso sulla base dei ritorni in servizi, lavoro e
vantaggi per la comunità.
Tornare a
battere con un ente di stato una moneta nazionale, di pari valore dell’euro, da
usare sul mercato interno, mantenendo l’euro per il mercato estero, con la
condizione di costruire in tempi brevi l’Europa politica e che l’euro diventi
moneta di stato con la conseguente soppressione o nazionalizzazione della BCE.
Recuperare
efficienza nel pubblico impiego mediante la razionalizzazione delle funzioni,
l’eliminazione dei ruoli superflui, con una mobilità di servizio tra le varie
amministrazioni e la messa in prova dei dirigenti vincolando la retribuzione
alla produttività e introducendo nuovamente il merito come unico elemento di
valutazione per la carriera, a parità di titoli.
Chiaro che
tutte queste cose sono realizzabili con un governo forte ed autorevole la cui
autorità deve promanare dal consenso popolare; un consenso che si può
acquistare recuperando la fiducia attraverso il coinvolgimento autentico delle
fasce più concrete della popolazione.
Come si vede le
soluzioni praticabili non sono difficili; complicato è capire che il contesto
entro cui queste riforme vanno attuate è completamente nuovo e sotto certi
aspetti rivoluzionario. Infatti si tratta di spostare il perno intorno al quale
far ruotare la vita politica e sociale dall’economia, come avviene oggi,
all’uomo. Ovviamente un Uomo nuovo attento alla crescita spirituale sua e della
comunità di cui fa parte e che considera l’economia solo un mezzo, di cui, tra
l’altro, si potrebbe anche fare a meno, per agevolare il cammino di questa
crescita.
Insomma si
tratta di una vera e propria rivoluzione culturale.
Adriano
Tilgher

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