Abbiamo assistito in questi giorni ad un vero e proprio bombardamento mediatico sul voto degli Stati Uniti d’America, forse più che un’elezione politica nazionale; mi sono sentito straniero in casa mia, io che normalmente vivo le elezioni politiche degli altri paesi come una normale presa di informazione per capire ciò che ci circonda e come muta la società mondiale, ho mal sopportato che i nostri organi di informazione si siano mobilitati così in massa da far sembrare il nostro paese una colonia degli USA e che il destino nostro e del mondo si decidessero in questa tornata elettorale Americana. Hanno dipinto gli Stati uniti come maestri di democrazia elettiva e francamente mi disgusta veder dipinta in questo modo, secondo il sottoscritto, una delle peggiori e retrogradi leggi elettorali esistenti.
Il sistema elettorale degli Stati Uniti è frutto della forma federale dello Stato e della visione aristocratica della democrazia che avevano i padri costituenti alla fine del ’700.
La
Costituzione prescrive solo tre
requisiti al futuro presidente: almeno trentacinque anni di
età, che sia cittadino americano per nascita e che risieda negli Stati Uniti da
oltre quattordici anni. Hanno diritto
a votare tutti i cittadini che hanno compiuto diciotto anni di
età. Ma al contrario che in Italia, negli Stati Uniti non si è iscritti
d'ufficio alle liste elettorali al compimento dei diciotto anni. Per votare
alle elezioni di qualsiasi tipo, o per assumere ruoli di rappresentanza
all'interno di un partito, bisogna invece registrarsi al voto come
elettore di uno dei due partiti, o come indipendente. Questa autodefinizione
non impedisce però di votare in modo opposto il giorno delle elezioni. Sono
iscritti al voto meno del 50% della popolazione.
Il sistema elettorale americano è indiretto. Non sono infatti i cittadini ad eleggere direttamente il presidente, ma 538 cosiddetti “grandi elettori” che si riuniscono a Washington. I cittadini sulla scheda esprimono la preferenza per un candidato presidente, ma in realtà eleggono una lista di “grandi elettori” associati con lui.
E’ il singolo Stato che conta. I voti dei cittadini (detti “voti popolari”) si contano Stato per Stato, non al livello nazionale. Colui che vince – anche di uno solo voto – in uno Stato si prende tutti i “grandi elettori” in palio in quello Stato (parziali eccezioni: i piccoli Maine e Nebraska, che sono suddivisi in collegi elettorali), chi riesce a far eleggere almeno 270 grandi elettori finisce alla Casa Bianca. Tradizionalmente i “grandi elettori” sono tenuti a votare per il candidato alla Casa Bianca cui sono associati nelle schede, ma ci sono teoriche eccezioni. * Come si dividono i “grandi elettori”. Ogni Stato, piccolo o grande, ha diritto a due grandi elettori più tanti altri quanti sono i deputati inviati alla Camera dei rappresentanti. I deputati alla Camera sono attribuiti grossomodo secondo la popolazione, quindi gli Stati più grandi ne hanno di più. Così i piccoli Stati sono relativamente sovra rappresentati rispetto alla popolazione: il Vermont (circa 600.000 abitanti) ha tre “voti elettorali” e la California (35.000.000) ne ha 55.
Le ultime settimane della campagna elettorale si concentrano sugli swing states, cioè su quegli Stati dove i sondaggi danno un esito incerto e dove pochi voti possono far pendere la bilancia da una parte o dall’altra.
Non essendoci un “Viminale” che fornisca e certifichi i risultati a livello nazionale, la notte elettorale si passa in attesa dei risultati dei singoli Stati. Le diverse catene televisive (ma ormai anche i quotidiani con i loro siti web) valutano exit poll, proiezioni e poi i dati effettivi e attribuiscono – secondo i loro calcoli – uno Stato a un contendente o a un altro, via via colorando di blu (per i democratici) e di rosso (per i repubblicani) le cartine del Paese.
Comunque mi congratulo della scelta dei pochi cittadini americani che hanno deciso la riconferma del loro Presidente Obama, forse più consono ad rapporto politico ed economico con la vecchia Europa.
Per noi Italiani non cambierà niente, oramai dilaniati da questa dittatura finanziaria che ci sta togliendo oltre le risorse il fiato per combattere sul piano economico e sociale, francamente quei politici (pupazzi) che si sono affannati a partecipare a quelle trasmissioni sui risultati elettorali degli USA mi hanno fatto compassione.
Sebastiano Campo
Segretario Provinciale

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