Nuove politiche e
prospettive
Usciamo con le ossa
rotte da questa competizione elettorale; ma quello che ci disturba di più, non
è tanto la sconfitta in se, quanto il fatto che, pur avendo previsto quello che
stava per succedere, abbiamo creduto di poter ottenere un qualche risultato con
un partito legato a terminologie e schematismi desueti e superati, tecniche di
comunicazione antiche e metodi organizzativi inutili e per di più malamente
utilizzati ed ancor peggio attuati.
Fare autocritica non è
una pratica che appartiene alla nostra concezione della vita, ma assumerci le
nostre responsabilità fino in fondo è un dovere che sentiamo profondamente e
che porteremo alle estreme e obbligate conseguenze nelle sedi opportune.
Mai come questa volta
il voto degli Italiani è stato netto, nitido e chiaro: non c’è spazio politico
né a destra, né a sinistra. I due partiti maggiori (Pd e Pdl) delle due grandi
coalizioni (centrodestra e centrosinistra) che rappresentano il contrasto di
interessi all’interno della grande finanza internazionale, in nome di
un’opposizione dell’una contro l’altra, hanno debellato tutte le formazioni
schierate sulla contrapposizione destra-sinistra. Queste ultime, incapaci di
capire che il sociale, il grande assente nella politica e nella società
italiana, nemico storico del liberismo e delle concezioni mercatiste, non è né
di destra né di sinistra ma è di tutti e per tutti, si pongono ancora su
barricate inesistenti per continuare un giuoco, quello degli opposti
estremismi, che ha consentito al sistema finanziario di perpetuare il suo
potere.
Sono molti anni ormai
che sosteniamo che centro destra e centro sinistra, essendo entrambi liberisti
(quel mostro ideologico da debellare), sono espressione del potere finanziario
cui la classe politica è completamente asservita, l’una al capitalismo
finanziario l’altra al capitalismo produttivo (anche se il secondo appare
irrimediabilmente travolto dal primo), e che bisogna creare il partito della
gente, il partito che possa mettere al primo posto gli interessi sociali di un
popolo per difenderlo dall’aggressione delle banche e della finanza nazionale
ed internazionale.
Lo strapotere dei due
raggruppamenti maggiori oggi è ridimensionato notevolmente, il partito della
gente c’è: è il movimento di Grillo. Manca però il partito di tutela sociale; e
questo dobbiamo affrettarci a costruire. Un partito che, come abbiamo detto,
non è né di destra né di sinistra, che sappia interpretare la realtà politica e
sia capace di difendere il nostro popolo dal tiranno monetario e dalla scure
finanziaria. Un partito che sappia o integrare le carenze programmatiche dei
grillini o coglierne l’eredità in caso di implosione, e che al contempo sappia
attrarre le forze sociali che hanno risposto ancora una volta al richiamo
berlusconiano a difesa dal pericolo di una vittoria della sinistra progressista
ed asservita.
Questo il compito che
ci attende oggi, ed il tempo stringe.
Non si tratta di
mettere insieme i partiti dello zero virgola, né di unire “ex” di formazioni
ormai defunte comodamente assisi su scranni che sentono traballare ma non hanno
il coraggio di rischiare di perderli. Si deve fare qualcosa di più importante.
Per questo non servono giovani che, nella maggior parte dei casi, hanno a più
riprese dimostrato la loro incapacità o la loro cortigianeria. Servono persone,
se sono giovani e donne meglio ancora, che abbiano capito il compito che devono
svolgere, che sappiano svolgerlo e che, soprattutto, abbiano l’umiltà di
sapersi mettere da parte se la funzione è al di sopra delle loro capacità.
Insomma non si tratta di avere ruoli che lancino verso premi elettorali, ma si
tratta di un difficilissimo lavoro di costruzione e sacrificio che può anche
non portare premio alcuno.
Roma 03/03/13 Adriano
Tilgher

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