venerdì 22 marzo 2013

CRISI ECONOMICA VOLUTA E CERCATA




Oggi stiamo attraversando una crisi strutturale, una situazione che è stata messa in cantiere a metà anni settanta; se ripercorriamo gli anni passati ci accorgiamo che dal 1975 si è iniziato a  parlare con forza e determinazione di un mercato globale: molti economisti hanno cercato di far passare questa idea come la panacea di tutti i problemi che affliggevano il mondo e tutti i politici dei continenti occidentali, chi in buona fede e chi si è venduto ai potentati mondiali (Trilaterale e Bilderberg); tutti hanno perseguito il progetto che prevedeva un centro produttivo in oriente e un centro commerciale e di servizi in occidente.
Questo ha fatto sì che le aziende manifatturiere si de-localizzassero verso i paesi cosiddetti involuti o sottosviluppati. Chiaramente il progetto in essere non ha considerato che le aziende commerciali, di servizio e turistiche, non sono in grado di sopperire alla perdita di occupazione che la delocalizzazione delle imprese manifatturiere portano nel tessuto sociale, quindi si è creata una crisi strutturale che sta mettendo in ginocchio quasi tutti i paesi occidentali e soprattutto sta distruggendo il futuro delle famiglie e dei giovani.
Negli anni si è instaurata la cultura della cosiddetta finanza creativa, ideata per spostare gli interessi dei risparmiatori verso investimenti finanziari, atti ad ingrassare i potentati economici e finanziari e ad impoverire l’economia reale. Questo ha tolto ancor di più la possibilità a chi ha una piccola azienda artigiana o commerciale di attingere al credito necessario a far sopravvivere le proprie attività lavorative.
I Paesi latini in assenza di materie prime dei propri sottosuoli si sono specializzati nell’industria di trasformazione ed  in particolare l’Italia, che grazie alla creatività dei suoi cittadini, ha saputo meglio di altri sfruttare questo tipo di industria manifatturiera, fino a portarla ad essere fra le sette potenze mondiali.
Chiaramente la delocalizzazione ha colpito in maniera più pesante l’industria di trasformazione, ed i paesi latini non potendo avere una forte industria pesante per l’assenza di materie prime sono crollati per primi; c’è sicuramente da aggiungere che la mentalità di quest’ultimi, proiettata nell’assistenzialismo e alla corruzione, ha fatto il resto.
Per questo quando sento parlare di possibile ripresa mi sento preso in giro e quello che mi duole è vedere i nostri cittadini sprofondare sempre più nella povertà, speranzosi che qualche politico possa risolvere i propri problemi.
Oggi se vogliamo tamponare l’emorragia della perdita di posti di lavoro dobbiamo costituire, preferibilmente, un vero stato Europeo che salvi l’industria manifatturiera rimasta, dotandosi di strumenti di tutela dei propri prodotti (dazi), creando una Banca centrale di proprietà dello stato con cui investire sul credito alle imprese e alle famiglie.
Se questo non fosse possibile bisogna perseguire la strada della sovranità nazionale uscendo immediatamente dall’Europa, sopportando dei contraccolpi nell’immediato per avere un futuro migliore, iniziando a battere moneta e statalizzando la Banca d’Italia, sempre nell’ottica di tutelare l’azienda manifatturiera rimasta e dare credito alle imprese e alle famiglie per ricreare una speranza di futuro alle nostre generazioni.
Una forza politica deve battersi per far emergere la verità e parlare in modo chiaro ai cittadini, oggi bisogna prendere una posizione chiara, a favore di questa ignobile dittatura finanziaria ( che ha fallito) o contro, non si possono più accettare, ne sostenere incerte ed infruttuose vie di mezzo.

Sebastiano Campo

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