giovedì 5 novembre 2009

IL MERCATISMO


Dopo l'estasi prodotta dalla droga "MERCATISTA" ora viene la depressione.
Cosa è successo in questi anni in Europa, cosa ha cambiato la nostra vita? Cosa ci consegna ad un futuro senza futuro?Perché abbiamo scambiato gli interessi con i valori, l'avere con l'essere, il consumismo con l'umanesimo? Perché siamo passati disinvoltamente dall'utopia comunista all'utopia MERCATISTA ed abbiamo fatto del mercato unico il nostro nuovo habitat? Perché siamo passati da un eccesso all'eccesso opposto, dall'impulso del bisogno alla frenesia compulsiva dello spreco? Perché c'è tanta alienazione dalla politica , come se dopo il comunismo esistessero solo le privatizzazioni?Perché tante periferie cingono le nostre città in una morsa ostile? Perché l'Europa non è più la signora della storia e rischia anzi di essere spazzata dalla storia , restandovi solo come un mero aggiornamento geografico? Cosa ci ha portato in questa situazione?
Rispetto a qualche anno fa, rispetto al vecchio mondo come era prima della "GLOBALIZZAZZIONE", abbiamo certo un po’ più di cose materiali, ma stiamo perdendo una cosa fondamentale. Stiamo perdendo la speranza. Abbiamo i telefonini, ma non abbiamo più i bambini.
Come si è già visto in tante altre rivoluzioni "LA GLOBALIZZAZIONE" è stata messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. In poco più di dieci anni sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Nella grande famiglia delle idee il "MERCATISMO" non è altro che la fanatica forzatura del mondo nel liberismo economico basata sulla nuova concretezza del "mercato" invece che sulla vecchia ed ormai superata astrazione della "società ideale"; prevalente perché basata sugli "interessi" anziché sulle "idee", non più capaci di attrarre e dunque non più di moda; soprattutto prevalente perché basata su " desideri" proiettabili senza limiti in nuove dimensioni di sogno piuttosto che sui vecchi "bisogni" materiali. In questi termini, tra una nuova ingegneria sociale ed una illusione demenziale, il mondo a venire avrebbe dovuto essere felice e sempre più felice. Un tipo di felicità che sarebbe stata appunto portata dalla globalizzazione e con la globalizzazione , nella forma di un colonialismo di seconda generazione , di tipo nuovo, benevolo e quindi POLITICAMENTE CORRETTO, un colonialismo all'incontrario, il colonialismo del XXI secolo. Con i nostri negozi pieni di merci generosamente prodotta in Asia a basso costo;CON LA PRODUZIONE INDUSTRIALE DELOCALIZZATA IN ASIA;CON GLI IMMIGRATI CHIAMATI A FARE AL NOSTRO POSTO I LAVORI PENSATI PIU' DURI O PIU' SPORCHI O TUTTI E DUE INSIEME, NATURALMENTE A BASSO COSTO;CON IL VECCHIO LAVORO FISSO SOSTITUITO DAL PIU' STIMOLANTE POSTO DI LAVORO ROTATIVO, CON IL DENARO RESO DISPONIBILE SU SCALA QUASI ILLIMITATA E QUASI GRATUITA DALLE ALCHIMIE DELLA NUOVA "TECNO FINANAZA"( VEDI NEW ECONOMY);CON LE TRADIZIONI CIVILI VIRTUOSAMENTE IBRIDATE E CONTAMINATE CON QUELLE STRANIERE CONSIDERATE UGUALI O SUPERIORI, SPESSO SOLO PER EFFETTO DELLA LORO ESOTICA NOVITA', IN UN MISTO TRA NEW AGE E FUSION.
Il mito del XXI secolo,il mito dell'economia che è tutto , che sa tutto , che fa tutto, il mito dell'economia dominatrice assoluta della nostra esistenza, matrice esclusiva di tutti i saperi e di tutti i valori; il mito a cui soprattutto negli USA ed in una certa parte della Europa tantissimi hanno creduto in questi ultimi anni , ci ha in realtà rubato il nostro vecchio ordine , con le nostre tradizioni e con i valori che pensavamo immutabili, e poi ha fallito nel suo piano innovativo e progressivo di ingegneria sociale globale mosso dal motore primo della finanza.
La GLOBALIZZAZIONE ha aperto come nel mito "il vaso di pandora"liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare. E' così che una massa di circa un miliardo di uomini concentrate prevalentemente in Asia è passata di colpo dall'autoconsumo al consumo, dal circuito chiuso dell'economia agricola al circuito aperto dell'economia di mercato. E' una massa che prima faceva vita a sé: coltivava i suoi campi ed allevava i suoi animali per nutrirsi, raccoglieva la sua legna per scaldarsi, non aveva industrie. Questa massa non è più isolata ed ha cominciato a produrre manufatti ed a consumare più o meno come noi ed insieme a noi attingendo a quella che una volta era la nostra esclusiva riserva alimentare, mineraria, energetica. La situazione conseguente che si è determinata, tra offerta che resta fissa e domanda che cresce, ha avuto nel mondo un effetto strutturale sostanziale: la salita globale dei prezzi, e dunque del costo della vita. Non solo per quelli che nel mondo sono relativamente più ricchi ( USA o Europa) ma anche per quelli che nel mondo sono più poveri (Africa).Può essere che la recessione economica rallenti questa salita ma sarà solo nel breve periodo, solo per un po’ di tempo. Poi se il funzionamento del meccanismo MERCATISTA non sarà rallentato , la forza crescente della domanda tornerà a prevalere sulla quantità limitata dalla offerta. Ma questo è solo l'inizio perché la globalizzazione sta cominciando a presentare altri conti : il conto della crisi finanziaria, il conto del disastro ambientale e forse il conto di tensioni geopolitiche che effettivamente sembra si stiano accumulando nel mondo. E' infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza.
Il secondo conto che la GLOBALIZZAZIONE ci presenta dopo lo shock sui prezzi e sul carovita, è appunto quello della CRISI FINANZIARIA. Sotto la pressione della crisi che imperversa stanno dichiarando fallimento proprio gli alchimisti che, appena ieri ( solo alla fine del Novecento ) hanno inventato il MERCATISMO, L'UTOPIA MADRE DELLA GLOBALIZZAZIONE, il suo potente motore ideologico : i liberali drogati dal successo appena ottenuto nella lotta contro il comunismo;i POST COMUNISTI DIVENUTI LIBERALI PER SALVARSI;i banchieri travestiti da statisti;gli economisti sacerdoti del nuovo credo. Spinta insieme dal nuovo credo e dalla tecno - finanza, che ne ha finanziato il miracolo quasi istantaneo, la magia della GLOBALIZZAZIONE si sta inceppando. Dove è stato il principio ,li ora è la fine del processo.
Quando si compiono delle svolte così repentine, come quella voluta dal MERCATISMO,quasi sempre ci troviamo davanti l'imprevedibile, l'irrazionale, l'oscuro , il violento e non sempre il bene.
In Europa, per la massa per la popolazione, (non per i pochi che stanno al vertice , ma per i tanti che stanno alla base della piramide ) il paradiso terrestre, l'incremento di benessere che avrebbe dovuto portare la GLOBALIZZAZIONE si sta infatti trasformando nel suo opposto : va a stare peggio chi stava già peggio , stanno meglio i pochissimi che stavano meglio. La garantita sicurezza nel benessere che avrebbe dovuto portare la globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale , sociale, generale.
Non è andata così. Come un prodotto che è tutto che tranne che senza prezzo e senza scadenza. Infatti, tanto il prezzo quanto la scadenza del MERCATISMO, la nuova ideologia razionale ed universale li abbiamo già sotto gli occhi.
Cosa possiamo fare per invertire questa tendenza?
L'ITALIA E L'EUROPA DEVONO E POSSONO RESPINGERE IL FANTASMA DELLA POVERTA' DATO CHE SOPRATTUTTO ISRAELE,STATI UNITI ED EUROPA SONO GLI AUTORI DELLE IDEE CHE HANNO GENERATO IL MERCATISMO.
Per non continuare nell'errore non basta dire che ora al mercato si deve aggiungere la politica. Perché finora il mercato è stato ed è esso stesso la forza politica prevalente. Per cambiare , l'unica politica che si può fare è una POLITICA ALTERNATIVA AL MERCATISMO.
Per la difesa dell'Italia e dell' Europa serve una politica che stabilizzi la società : sicurezza del posto di lavoro , per fare una famiglia con i bambini; sicurezza sociale , per programmare con serenità il proprio futuro nel bisogno e nella vecchiaia; sicurezza portata dalla garanzia della legge e dell'ordine. I popoli domandano e i governi devono poter rispondere: LE IMPRESE DOMANDANO DECISIONI;nell'insieme i popoli domandano certezze e sicurezze. Ma i governi locali e nazionali Europei rispondono sempre meno , per la loro crescente debolezza. IN ITALIA UN PARTITO POLITICO DI DESTRA CHE VOLESSE SPIEGARE AL POPOLO QUALI SIANO STATE LE CAUSE CHE HANNO PORTATO ALLA CRISI CHE STIAMO VIVENDO E CHE LOTTASSE PER SALVARE IL PROPRIO PAESE DAGLI EFFETI NEFASTI DELLA CRISI CAUSATA DA UNA GLOBALIZZAZIONE PRIVA DI REGOLE,senza temere di essere isolato dalle lobby che hanno creato il MERCATISMO, potrebbe avere un grande successo, poiché il principio della soluzione della crisi Italiana ed Europea non sta nella tecnica, non sta nella supposta forza salvifica della tecnocrazia,sta nella politica. Sapere della crisi e volere reagire. Perché, se anche superandola usciamo dalla crisi, non possiamo continuare come prima, come se niente fosse successo e come se niente potesse più succedere. Non si può dunque iniziare un nuovo corso partendo dall'economia, come vorrebbero fare la maggior parte dei nostri politici, ma da un nuovo ordine morale. Sarà in specie proprio la spinta del malessere materiale che c'è già alla base della nostra piramide sociale, un malessere che via via si sposterà dal basso verso l'alto, a portarci verso il rifiuto delle forme attuali della politica, miope e abulica, fatalista e stupida.
La politica deve essere orientata principalmente nella dialettica tra APERTURA e CHIUSURA ALLA GLOBALIZZAZIONE.
In Italia ed in Europa dobbiamo e possiamo trasformare la crisi che è in atto, e che cresce, in una opportunità positiva di pensiero e di azione. Fallito il piano MERCATISTA di neocolonialismo, rischiamo infatti soprattutto noi in Italia ed in Europa di essere colonizzati dall'Asia, è venuto il tempo di provare ad evitarlo sia a livello locale nazionale ed Europeo. "
F.B.

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