sabato 17 ottobre 2009

Ecco perché il Parco Expò si può fare ( Area ex Banci)


Prato potrà fare concorrenza a Roma, Verona, Rimini Parma e Bari. In 10 anni ricavi per 59 milioni

PRATO. Se ne parla da settimane ma ancora in pochi conoscono numeri e valutazione. E' il piano industriale, affidato da Urban alla spa Sinloc, che, analizzado flussi, investimenti, mercati, ha messo nero su bianco se la realizzazione di un polo espositivo a Prato sia o meno un affare conveniente per la parte pubblica e per la parte privata. Una valutazione che è importante conoscere tanto più all'indomani dell'inaspettato «andiamo avanti con l'area ex Banci», pronunciato dal sindaco Roberto Cenni.L'inizio è la fine. Per capire il giudizio che il pool di tecnici Sinloc ha dato sulla remuneratività di Parco Expò si parte dalle conclusioni. «Esistono i presupposti strategici e di mercato per creare nell'area metropolitana un polo expo in grado di competere con Rimini, Verona, Parma, Bari, Roma».Col privato è meglio. A patto che la parte pubblica (Regione, Comune, Provincia, Camera di commercio, altri), proprietaria del "bene" Parco Expò non creda di poter rientrare dalle spese e avviare la fase del guadagno, unicamente "affittando" gli spazi per fiere, eventi o quant'altro. I tempi sarebbero biblici. L'unico sistema per raggiungere «il fattore critico di successo» è quello, da parte pubblica, di affidarsi a «un socio privato con adeguata esperienze e competenza nelle gestione degli eventi» che avrà la maggioranza delle quote (tra 60 e 70%) nella società mista pubblico-privato che gestirà eventi e fiere.I sei big. In realtà - secondo il piano Sinloc - l'operatore privato ha un ruolo chiave, assolutamente imprescindibile. Per questo si analizzano i fatturati dei sei più grandi operatori europei del settore: Reeds Exhibition, 891 milioni di fatturato, 470 fiere organizzate; Gl Events, 606 milioni, 3659 fiere, 2600 eventi; Messe Frankfurt, 406 milioni, 36 fiere; Fiera Milano, unica italiana, 375 milioni per 28 fiere; Messe Dusseldorf, 304 milioni di fatturato per 59 fiere; Exposioum, 142 milioni per 5 fiere. Se Parco Expò davvero procederà, sarà strada obbligata passare attraverso il giudizio di una delle sei "sorelle". Prima da soli. L'indagine parte da un dato di fatto: che i poli espositivi di Firenze (Fortezza da Basso, 42mila metri quadrati di superficie espositiva, 14 eventi fieristici tra nazionali e internazionali, 9.454 espositori, 82.500 visitatori l'anno) e Prato (49.700 mq per esposizione) restino «coordinati ma indipendenti nel breve periodo e, attraverso l'attivazione di mirate azioni di pianificazione congiunta, convergano in un unica realtà nel medio periodo». Cioè con calma e provvedendo anche a fare rimanere scissa la proprietà dei due poli, con la Regione nel ruolo di garante di una «progressiva integrazione e in veste di azionista nelle società».L'investimento. Lo scenario preso in considerazione è quello della società in partenariato pubblico-privato per la gestione di fiere e eventi. L'investimento complessivo per il polo expo è di 254 milioni 715mila euro (per 59.970 mq di superficie lorda di immobile, 32mila mq di superficie commerciale, 49.700 di superficie espositiva, 3.900 posti auto) dei quali 33,6 milioni di contributo pubblico (Regione e Pius). La società, per funzionare, deve trovare 110,6 milioni e dalle banche devono venire altri 102 milioni, mentre altri 8,4 milioni sono di prefinanziamneto di opere di urbanizzazione. Totale 254 milioni e 715.000 euro. Questa è la spesa.L'uso. Siccome il 70% delle entrate è rappresentato dalla vendita degli spazi espositivi e il 16% dal provento degli ingressi, il punto "forte" restano le manifestazioni fieristiche. Che diventano remunerative se se ne organizzano 2,5 l'anno di grandi dimensioni (usando cioè i 49mila 700 metri a disposizione): 1,5 tra operatori economici (le fiere per gli affari, come le fiere del tessile) e 1 aperta al pubblico (esempio: le fiere-mercato). Di fiere medie ne occorrono 3 l'anno (20mila mq); di piccole 5 (12mila mq) e "on demand" - aperte a chiunque voglia usufruire degli spazi - 8 (per 4mila mq). Totale 18,5 fiere l'anno. Gli eventi collegati o non collegati alle fiere dovranno essere nel complesso 116 e gli eventi "altri", ludico-culturali, 12.
I costi. L'indagine parte da un altro presupposto: che il Polo Expò pratese dovrà fornire servizi all'avanguardia ma con un più che giusto e concorrenziale rapporto tra qualità e prezzo. Per questo i parametri che l'indagine Sinloc individua sono da "occasione": il costo a mq per gli spazi espositivi è fissato in 100 euro (prezzi correnti tra 80 e 350 euro); gli spazi per eventi culturali a 7 euro al mq (correnti da 5 a 8); costo dei biglietti per fiere tra operatori: 10 euro (correnti da 10 a 25) e tra operatori e utenti 5 euro (prezzi da 5 a 20 euro).A regime. Presi i paramentri, considerati i numeri, fatte le proiezioni, a regime (cioè nell'arco di 10 anni ma con utili per la società di gestione già dal secondo), gli espositori totali saranno 7 mila (18% internazionali), 700 mila i visitatori (20% internazionali) con ricavi totali pari a 59.327.393 euro l'anno con un margine lordo di 35.826.659 euro.Perchè sì. Dunque può essere conveniente impegnare la città in un intervento così importante? «I presupposti perchè la cosa funzioni - commenta Loris Zanfranceschi, presidente di Urban, "padre" del Polo Expò - ci sono. Evidentemente bisognerà fare tutte le verifiche del caso: e prima vedere se c'è l'interesse delle grandi società di gestione eventi per Prato, come ha chiesto il sindaco. Certo, tutto questo dovrà essere gestito con grande professionalità, per evitare bagni di sangue».
di Cristina Orsini IL TIRRENO

(15 ottobre 2009)

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